NO al Ddl Pillon
No a bambini come “pacchi”
No a figli senza voce
No a minori tutele in caso di violenze

Lunedì 12 novembre, alle ore 20.30

Palazzo Vecchio, piazza della libertà 4 Bagnacavallo

Ne parliamo con
Manuela Liverani, avvocata esperta diritto di famiglia e tutela delle donne e dei minori
Eleonora Proni, sindaca di Bagnacavallo
Nadia Somma, counselor Demetra donne in aiuto
Valeria Valente, commissione giustizia Senato

COSA PREVEDE IL DDL PILLON

– MEDIAZIONE FAMILIARE OBBLIGATORIA E ONEROSA anche nei casi di
separazione consensuale;
– IMPOSIZIONE DI TEMPI PARITARI DI DOMICILIO DEI FIGLI CON I GENITORI
con l’obbligo di almeno 12 giorni al mese di permanenza presso ciascun genitore;
– MANTENIMENTO DIRETTO DEL FIGLIO con un “piano genitoriale concordato”
delle spese e la soppressione dell’assegno di mantenimento;
– INTRODUZIONE DEL CONCETTO DI “ALIENAZIONE PARENTALE”, con il
contrasto al rifiuto verso uno dei genitori da parte dei minori.

PERCHÉ SIAMO CONTRARI
– si rende più costoso il procedimento di separazione, con lungaggini burocratiche e senza
tutele per il coniuge più debole economicamente, rischiando in questo modo di creare una
impossibilità di fatto nel chiedere la separazione in caso di difficoltà economiche;
– l’obbligo di mediazione nei casi di violenza latente o non dichiarata costituisce un
ostacolo nella prevenzione e nella lotta alla violenza contro le donne e alla violenza
domestica, e lede i diritti del minore, laddove la minaccia del coniuge violento e
atteggiamenti ricattatori verso i figli si fanno strumento di potere e di controllo;
– si introduce il doppio domicilio del minore, con indicazione rigida del tempo che il minore
deve passare con ciascuno dei due genitori a prescindere da valutazioni sulle singole
soggettività; questo lede il principio/diritto dei figli a mantenere il proprio luogo di vita e di
crescita stabile e garantito, senza essere trasformato in “pacco”;
– si promuove una normativa fortemente segnata da aspetti patrimoniali degli adulti a
discapito dell’interesse primario dei figli minori, come dimostra la cancellazione
dell’assegno di mantenimento per i figli e l’obbligo di pagare al coniuge proprietario un
affitto a prezzo di mercato, strumenti che rischiano di colpire il coniuge più debole;
– si rischia la collocazione del minore in una casa-famiglia in attesa che il mediatore
familiare ricostruisca il suo rapporto con il genitore, nel caso si accerti la cosiddetta
“alienazione genitoriale”, cioè il rifiuto dello stesso a vivere con uno dei genitori (teoria
oltretutto alquanto controversa).
Per tutte queste ragioni aderiamo alla mobilitazione nazionale del 10 novembre
promossa dalla rete dei centri antiviolenza e dal movimento delle donne.

 

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