Intervista di Ravennanotizie.it al segretario provinciale PD

 

Alessandro Barattoni, fresco segretario provinciale del PD comincia subito a sgranare il rosario delle beghe politiche. Nasce la lista unitaria della sinistra e nasce con una bella base di trecento persone motivate, riunite domenica scorsa all’Hotel Cube. Lo stesso giorno perde un Sindaco – Davide Missiroli – che si schiera con la nuova formazione. E la cosa gli fa male. Anche se lui è un uomo mite e in nessun modo intende polemizzare né aizzare gli animi. Smorza, lima, smussa, fa il pompiere. Insomma, non vuole proprio litigare con la nuova sinistra e anzi – a sentire lui – se da qui alle elezioni le due sinistre non si guardano più in cagnesco e non si trattano più da nemici e traditori, forse qualcosa di buono può saltare fuori.

Come era nelle previsioni anche a Ravenna si è consumato lo strappo: Art. 1 MDP, Sinistra Italiana e Possibile creano una Lista e un soggetto politico unitario in vista delle prossime elezioni di primavera e oltre quelle. E lo fanno in alternativa dichiarata al PD. Qual è la sua impressione e il suo giudizio?

“Era un sentiero già segnato. Quello che è accaduto domenica non è una sorpresa per me. Non mi aspettavo altre cose.”

Il fatto che si crei una sinistra a sinistra del PD, alternativa e concorrente rispetto al PD, non vi crea un problema?

“Non è la prima volta che il PD si presenta alle elezioni politiche con qualcuno alla propria sinistra. In ogni caso, non ho nessuna voglia di fare polemica con la lista che sta nascendo. Al di là delle banalizzazioni di chi dice che così facendo si consegna il Paese alla destra, io mi sento di dire questo. Ci sono tre approcci che una forza che si pone a sinistra del PD può avere. Il primo è la collaborazione con il PD. Il secondo è il superamento del PD in quanto partito che non sarebbe più in grado di rispondere ai problemi dei cittadini e di governo del Paese. La terza strada è quella di porsi in alternativa netta al PD. Queste le scelte possibili. Io credo e mi auguro che alla fine la scelta sia quella di dialogare e collaborare con il PD, a prescindere da come ci si presenta alle elezioni della prossima primavera.”

Potrebbero convivere tutte queste istanze nella formazione di sinistra che si sta formando. Ma in questo momento prevale l’idea di porsi in alternativa e in concorrenza al PD.

“Registro che quando ci si confronta sui temi concreti, le distanze sono sempre minori rispetto a quando si discute di schieramenti o di alleanze di carattere nazionale.”

D’altra parte a livello locale – a Ravenna, Faenza, Brisighella – esponenti di quella sinistra sono ancora al governo con voi.

“A livello locale governiamo insieme e la buona amministrazione è da preservare. Buona amministrazione per me significa dare risposte alle domande dei cittadini. Non mi è piaciuta l’uscita del Sindaco di Brisighella, quello scusarsi per certe scelte, mi è sembrata una caduta di stile. Anche perché tanti di quelli che sono nella nuova formazione di sinistra prima erano classe dirigente del PD e quindi hanno contribuito a fare certe scelte. La responsabilità non è solo di qualcuno per le scelte fatte, giuste o sbagliate. Allora perché scusarsi. Un partito discute e fa delle scelte poi quando uno non si ritrova più in quelle scelte prende altre strade.”

Alla assemblea di domenica è stato detto: il vecchio centro sinistra è morto per colpa della politica del PD. Lei non credo possa condividere questa analisi.

“Certi schemi sono saltati e l’asse destra – sinistra tradizionale è piuttosto incrinato. Il centro sinistra in ogni caso è in crisi, è vero, ma lo è ovunque in Europa, non solo in Italia. Anche la socialdemocrazia europea è in crisi e fa fatica ad essere percepita dai cittadini come una forza che dà risposte efficaci alla crisi. Insomma, la situazione è complessa e semplificare non aiuta. Il centrosinistra è in crisi ma non è morto. E in ogni caso non lo è per colpa del PD. Perché negli ultimi anni per l’Italia e gli italiani i governi a guida PD molte cose le hanno fatte.”

Il PD ha fatto cose di centro sinistra…

“Sì. Le ha fatte. Non pretendo che tutti siano d’accordo e certe cose forse potevano essere fatte meglio. Ma non si può dire che abbiamo lavorato così male e dare un giudizio liquidatorio. L’Italia ha ripreso a camminare. E perciò aggiungo che il centro sinistra non deve morire e non può morire.”

Quindi?

“Quindi possono cambiare eventualmente i soggetti che ne fanno parte o le idee e le proposte di governo, che evolvono nel tempo. Perché centro sinistra significa approccio innovatore e riformatore e risposte concrete ai problemi del paese e dei cittadini. Annoto anche che il problema del precariato o quello dell’Articolo 18 sono sul tavolo da almeno 20 anni. Ricordo i manifesti del mio partito qualche anno fa quando invitava a non andare a votare al referendum in cui si proponeva di estendere le tutele dell’Articolo 18.”

E non c’era Renzi alla guida…

“No, Renzi è arrivato dopo. Quindi io sono per stare alle cose concrete. Prendiamo il Jobs Act, che sta così a cuore alla nuova formazione di sinistra: io dico che se qualcosa non funziona, malgrado abbia permesso di creare tanti posti di lavoro, discutiamo nel merito e vediamo dove correggerne le storture. La risposta non può essere tornare alle ricette del passato. Perché nel frattempo il mondo del lavoro è cambiato.”

La nuova formazione di sinistra non guarda comunque solo a domani, alle prossime elezioni, è più ambiziosa, vuole creare una nuova casa di sinistra per i tanti delusi, per chi non vota, per chi non si sente più rappresentato. È anche un problema di democrazia se tanti non votano più. Insomma, loro guardano più lontano.

“L’obiettivo di riportare la gente a votare riguarda tutti. Anche noi siamo impegnati in questo senso. Ovviamente la sola evocazione della parola sinistra non basta.”

Certo, ma la nuova formazione dice che vuole governare, non vogliono fare una lista di mera testimonianza. Hanno un programma e proposte concrete. Questo dicono.

“Non so quanto spazio ci sia per una sinistra di governo a sinistra del PD. Per me lo spazio è poco. Riportare le persone a votare dipende soprattutto dalla credibilità della politica e delle persone che la interpretano. E non so quanto siano credibili le posizioni di quanti fino a ieri erano insieme a noi e oggi propongono scelte tanto diverse.”

L’obiezione è che sono rimasti con voi per senso di responsabilità, fino a quando hanno potuto e poi quando non ce l’hanno fatta più sono andati via, per costruire un’altra cosa. Il giudizio che danno sul PD fa male a voi, ma è chiaro: il PD non risponde più alle nostre esigenze ed è irriformabile e quindi facciamo un’altra casa per la sinistra. Alla fine, detta semplicemente, la cosa è questa.

“Io credo invece che il PD in Italia sia indispendabile. E senza PD non c’è possibilità di un governo di centro sinistra in Italia oggi. Naturalmente il PD a volte può avere politiche più socialdemocratiche altre volte più liberaldemocratiche, dipende dalle condizioni del paese, dalla dialettica interna, dalla leadership. Da tante cose. Non c’è nulla di irriformabile. Tanto meno il PD.”

Una delle note psicologiche più interessanti di domenica scorsa è che pare scomparsa l’ossessione Renzi. È proprio così? Oppure lei pensa che il problema sia ancora e soprattutto Renzi e che se non ci fosse lui la situazione sarebbe diversa e non avremmo questa frattura?

“Ho notato la stessa cosa da parte di Renzi. Parla meno degli altri. Cioè, cominciamo a concentrarci di più sui veri avversari che non sono quelli a noi più vicini, ma sono la destra e i populisti. È quello il vero pericolo. Perché la nostra destra è una delle peggiori d’Europa, con un partito come quello di Salvini che ha posizioni estremiste e soffia sul fuoco del malessere delle persone. Dobbiamo contrastare queste forze e riportare a votare tanta gente. Se per la sinistra questo vuol dire parlare meno di Renzi e per Renzi vuol dire parlare meno di loro, a me sta bene. Mi pare una scelta intelligente e la strada giusta.”

Però manca un pezzo. Ci vorrebbe la possibilità di sedersi allo stesso tavolo e stringere alleanza: questo non pare possibile.

“Credo che adesso sia importante che ognuno faccia bene il proprio lavoro, poi vedremo. Se entrambe le formazioni, noi e l’altra sinistra, prendiamo i voti che dobbiamo prendere per fermare la destra e i populisti, poi i 4-5 segnali forti da dare ai cittadini per il nuovo governo del paese secondo me saltano fuori. Non è scontato, ma secondo me è possibile.”

Dopo il voto quindi si giocherà un’altra partita?

“Dico che dobbiamo mantenere tutti questo approccio: loro non sono i traditori e Renzi non è il nemico da abbattere. Se riusciamo a mantenere questo approccio sarà meglio per tutti.”

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